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il senso dell'abbandono

Accompagnare “G” all’asilo è una tragedia. Per noi e soprattutto per lei che si sente abbandonata,
scaricata, strappata ai sui affetti e depositata in quel luogo che hai suoi occhi è una prigione forzata.
Sono solo quattro ore e poi torna a casa. Ma cosa sono quattro ore se il tempo per lei non ha alcun
valore. Una dilatazione di una vita dentro un’altra vita, è questo che gli leggo negli occhi. Mi
avvolge in un pianto disperato, ma sincero come solo i bambini possono esserlo. Diverso da quello
dei capricci o di quando si fa male. Un pianto soffocato con gli occhi dritti nei tuoi a chiederti perché?
Un pianto che nasce dal profondo del cuore sbattendoti in faccia tutta la sua innocenza.
 E si, è proprio dura portarla all’asilo. Mi tocca il cuore.

Perché scrivo questo? Perché spero che lo stesso pianto disperato, lo stesso sguardo, la stessa forza
d’animo, possa in qualche modo impietosire e trasformare un po’ più umane quelle bestie di
persone che tutti i giorni commettono dei soprusi sui minori.
 Piangete bambini, piangete.. piangete.. piangete…piangete…piangerò anch’io con voi
e piangeranno tutti gli adulti che hanno un minimo di buon senso , perché il pianto, cari bambini, è
l’unica arma che abbiamo per combattere contro chi non vuole farvi crescere o vuole farvi crescere
troppo in fretta.

 Adesso bambini facciamo un gioco, tappatevi le orecchie che devo dire qualcosa a lor signor birichini.

BASTARDI ! BASTARDI! BASTARDI! LIBERATE TUTTI I BAMBINI E CONSEGNATELI
ALLE LORE FAMIGLIE…..BASTARDI.. LIBERATE IL NOSTRO FUTURO !

Pubblicato il 7/3/2006 alle 11.29 nella rubrica Greta.

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