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Memoria

La Befana mi ha preso la mano, l’ho ammetto, ma è stato un bel viaggio.. ops viraggio, dai vecchi sapori di brodo chimico con destinazione di un mosco(w) sullo stronz-express. Poi ho perso quasi un occhio, ma non per colpa di un focometro tagliente o arrugginito degli anni 50. La colpa è, della signora Cheratina, che nel mio contenitore in simil pelle, si moltiplica come fosse una catena di montaggio dei mattoncini della Lego. Poi, sembra trovare nel parco giochi dei miei alluci, il suo ambiente naturale di crescita, e mattone cheratina su mattone cheratina, costruisce unghie dure da far impallidire il migliore acciaio tedesco e sono talmente affilate che i migliori artigiani di spade giapponesi continuano a mandarmi delle email per sapere che tecnica d’affilatura adotto. Dopo diverse lamentele da sottocoperta di LiQ, e un paio di buchi sulle calze in finto wool & cashmere acquistate al mercato del martedì, ho deciso di dare un taglio alle sciabole affettatrici. Armato del necessario composto da; forbicine curve da fighetto milanese, stick piccolo, stick medio e, come ultima risorsa, stick over siz con impresso la torre di Pisa in madre perla, comprato su una bancarella in p.zza dei miracoli a Pisa, durante una gita domenicale. Per finire il lavoro magnificamente, con smussate eleganti e d’origine controllata, ho recuperato una raspa da legno a grana media trovata in cantina, tra un sacco di cose inutili…per gli altri, non per me che ci trovo sempre qualcosa d’interessante. Quello che non potevo minimamente immaginare era che da un semplice gesto, come tagliarsi un’unghia, potesse far nascere una tragedia, ma non ho alcuna voglia di raccontare com’è andata perché sinceramente è una vera stronzata. Però, in questo post vi allego un autoscatto di qualche giorno fa che mi sono sparato nel bagno con l’aiuto dello specchio. La cosa incredibile è che trovo le fotografie documenti preziosi della memoria, ma la situazione più incredibile che su di me non ho alcuna memoria se non quella mia personale incastonata nella scatola cranica che, tra le altre cose, non la reputo neppure così affidabile e veritiera. Insomma, amo fotografare, ma odio farmi fotografare. Ho qualche scatto di quand’ero in fasce poi un buco fino ai 20 anni con una foto di quand’ero a militare poi un altro buco fino a quando è nata Greta. In pratica un sacco d’anni senza una foto di com’ero, o dove ero e con chi ero. Da quando sono diventato padre l’atteggiamento nei confronti dell’obiettivo, è cambiato, adesso non amo particolarmente mettermi in posa per farmi immortalare, la subisco ancora come una tortura, una forzatura del mio IO, ma mi faccio volentieri violentare tanto da farmi pure dell’auto masturbazione con auto scatti. Come si cambia, però. Per fortuna ci sono le fotografie, preziosi documenti della memoria. Sempre se le fate!?





Pubblicato il 15/1/2007 alle 12.24 nella rubrica Diario.

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