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Alla finestra

Eravamo al quinto piano, esattamente in fondo al corridoio a sinistra all’ultima porta. Dove porta la porta? All’ultima stanza, poi il vuoto. Sbarre di ferro imprigionano il corpo non il sorriso. Immagini e suoni fuoriescono dal catodico, tubo turbo-lento d’emozioni aride come il deserto, ma non quello vero che invece è tutt'altro che spento. Guarda anche tu che puoi osservare con candido pensiero, com’emana cellule di principi e principesse, storie di draghi balbuzienti e assai pazienti e balli in maschera e musiche suonate dal vento e cantate dal sole con risate di stelle, spettatori senza attori né comparse sparse nel teatro deserto, questo è. Quello che intendevo è lì appeso a due metri dal suolo e che oggi, come sempre, non serve, anzi. Occhi splendidi e splendenti attraversano il vetro di sabbia cotta a puntino, oltre, nello spazio trasparente dei sogni si scorgono cime d’alberi. Lo vedo che gli osservi, ma non farti illudere che il verde si speri per te. Verde, carico di niente o solo modi di dire. Dormo, ma sono sveglio, veglio su te. Piccola particella di me, atterrata chissà da dove, nebulizzata dal niente. Dal costato si dice, forse, ma dolore non porto ma solo amore. E solo per te.

Emma, è migliorata e probabilmente tra un paio di giorni la riportiamo a casa.

Grazie a tutti per i commenti, le caramelle e i baci.

Pubblicato il 21/11/2006 alle 13.28 nella rubrica Diario.

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