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Q
Semplicemente... una faccia da Q


Come nasce una bambina


4 aprile 2006

Da venerdì a domenica.

Venerdì 11 luglio 2003
Io e Liquefatta siamo in giro per locali. Liquefatta, ha una pancia enorme, la scadenza della gravidanza è attorno al 20 luglio. Sta bene e non c’è alcuna preoccupazione. Ci vediamo con vecchi amici per una serata allegra. Verso l’una rientriamo a casa. Esco sul terrazzo e mi sparo la seconda canna della serata. In completa solitudine oltre a qualche miliardo di zanzare. Inizio a fantasticare sulla nascita di lì a poco di Greta. Oddio, sul nome non si era ancora deciso nulla. In lizza c’era appunto Greta, Alice, Ginevra, e forse altri nomi che, ora non ricordo. Avevamo deciso che il nome sarebbe stato scelto solo una volta vista in faccia. Mentre mi sollazzavo nei pensieri, completamente rincoglionito, Liquefatta, con tutta calma mi avvisa che è giunta l’ora di andare in ospedale. Come…adesso? Si sono rotte le acque?
No, mi è solo uscito del sangue.
Cazzo..!
Immediatamente, sono scattati tutti gli insegnamenti appresi durante il corso preparto. Amore respira piano su!. Rilassati, dov’è l’orologio che devo tenere il tempo tra una contrazione e l’altra. Dove cazzo l’ho messo??..La borsa è stata preparata? Oddio sta per nascere!! Cazzo ma è notte! Chiamo l’ambulanza, il 118, il 113 la guardia nazionale?
Q, hai finito di sparare stronzate? Ti sei fatto un’altra cannetta?
Si....emm....mah è venerdì?!
Madonna ci mancava solo questa! Dai, io sono pronta, andiamo?
Dove?
Q, in ospedaaaaleee
Dai scherzo!
Ricovero immediato e monitoraggio costante del battito cardiaco della piccola e controllo dilatazione utero del mio amore. Tutto nella norma.
Sabato 12 luglio, ore 16.00
La dilatazione dell’utero è prossima ai 10 cm richiesti e le contrazioni sono esatte come un orologio. Le acque non si sono ancora rotte. Meglio, dicono, può nascere in camicia. Dalla sala travaglio ci si trasferisce in sala parto. Prima di entrare in sala parto devo togliere le scarpe e mi fanno indossare dei calzari in cellofan verdi e mi mettono una cuffietta dello stesso materiale e colore dei calzari. (tipo cuffietta per non bagnarsi i capelli quando fai la doccia) il problema, ma non lo sapevo ancora, è che non indosso le calze. Iniziano le danze.
Tra un controllo e l’altro e tra una contrazione e l’altra, mi devo prodigare in massaggiatore, infermiere, elettricista, addetto agli impianti di ventilazione, alla sicurezza, procacciatore di cibo, psicologo e prepararmi a diventare padre.
Ma, andiamo per ordine: ho dovuto riparare una lampada, fare funzionare l’aria condizionata (fuori c’erano 40 gradi all’ombra), bloccare una comitiva di cinesi che volevano entrare in sala parto pensando di trovare la loro parente che aveva partorito il giorno prima, cercare del cibo e dell’acqua per me e per il mio amore, sostenere psicologicamente il mio amore. Tutto questo è stato svolto con il cellofan ai piedi e in testa. Nei calzari si era già riprodotta una fauna degna di una puntata speciale di quark. Sono passate sei ore e la dilatazione è ormai completata e da questo momento in poi tutto può accadere. Liquefatta, prova tutte le posizioni possibili. Sul lettino, su una palla gonfiabile, attaccata ad una liana (la chiamano così, è un tessuto appeso al soffitto), per terra, carponi, in piedi, su una sedia apposita, ed io sempre lì a sostenerla fisicamente e incitarla a spingere. All’interno dei calzari ormai facevano capolino i primi girini.
Spingi spingi spingi spingi. Parola d’ordine spingi. Ma nulla. Il medico decide di fare un’ecografia per vedere cosa impedisce a mia figlia di nascere e valutare se è il caso di intervenire con un cesareo. Manda l’infermiera a recuperare la macchina dalla parte opposta dell’ospedale. Al suo ritorno si scopre che manca l’adattatore alla presa tedesca e che, in sostanza, non è utilizzabile.
In sala parto subentra un’atmosfera da triller. Inizio a diventare sospettoso
Dott << Signora, bisogna rompere la placenta manualmente>>
Q << ma come, e tutte le storie di nascere con la camicia?>>
Dott <<è lo stesso>>
Q << come è lo stesso? Mah..l’ecografia non la facciamo?>>
Dott << no, non serve!>>
Q << scusi se non fosse servita perché mai ha mandato a prendere l’apparecchio?>>
Dott << signora, le devo bucare la placenta>>
Q << senta, per bucare la placenta non deve chiedere l’autorizzazione?>>
Dott << è quello che sto chiedendo!>>
Q << ma non deve essere scritta ?>>
A quel punto il ginecologo con l’ostetrica si ritirano per un consulto privato. In me nasce il sospetto del “tutto un complotto” Nel frattempo Liquefatta esausta mi confida che ha freddo. Infatti, il condizionatore andava a palla. Chiedo all’infermiera che se ne stava seduta tutta tranquilla sulla sedia a farsi i cazzi suoi:
 Q << per favore non si puo spegnere il condizionatore?>>
 Infermiera << see, così si muore dal caldo!>>
Q << mi scusi, ma per caso è lei che deve partorire?>>
Infermiera << lo dico per voi!>>
Q << dove cazzo è il telecomando!!>> ho urlato come un pazzo
Infermiera << qui>> e me lo mostra tra le sue mani.
 Glielo strappo dalle mani lo spengo e m’infilo il telecomando in tasca. Nel frattempo tornano i due con l’autorizzazione da firmare. Firmo l’autorizzazione a procedere ma, aggiungo, una postilla sull’accaduto dell’ecografia mai fatta per mancanza di una spina. Bucano la placenta e inizia fuoriuscire il liquido amniotico. ( evito la spiegazione su tale manovra che è degna di un film di Dario Argento.
E’ mezzanotte e, sono già otto ore che siamo in sala parto. Il mio amore è distrutto, io sono distrutto e i girini nei calzari ormai sono delle rane adulte. C’infondiamo coraggio. Adesso si fa sul serio. Il verbo prioritario è SPINGERE!! Spingi di qua spingi di là ma niente. Ormai Liquefatta è allo stremo delle forze. Il ginecologo e l’ostetrica incalzano come forsennati sullo spingere. Ad un certo punto il ginecologo ha affermato che era colpa degli addominali troppo sviluppati di Liquefatta. A quel punto ho iniziato ad inveire contro il ginecologo minacciandolo di portarlo in tribunale e se non fosse bastato mi sarei fatto giustizia da solo.
Spingi, spingi, spingi. L’ostetrica presa da un’eccitazione surreale annuncia di avere visto la testa.
 Spingi, spingi, spingi. Brava! su spingi, dai che vedo i capelli!
 Spingi, spingi!! Liquefatta, non ce la fa. E’ stanca, provata, più passa il tempo e più si lascia andare. L’ostetrica non molla. Anzi. Mi afferra per il collo e mi mette la faccia a meno di dieci centimetri dalla vagina di liquefatta. E mi urla nelle orecchie “ la vede la testa??” Ho risposto di si. Ma sinceramente non ho visto nulla. Credo di avere rimosso tutto in seduta stante. Era meglio non vedere. Forse, dovevo chiudere gli occhi o non gli ho mai aperti. Adesso so che, non c’era nulla da vedere. La mossa è servita a me e di riflesso a liquefatta per trovare nuove energie.
Nel frattempo, è arrivato in sala parto, il primario. Tirato giù dal letto per venirsi ad assumere le giuste responsabilità, che il suo ruolo gli competono. ( probabilmente gli avranno detto di affrettarsi che in sala parto c’era uno schizzato con delle rane hai piedi)
Tra una spinta e una spinta e un’episotomia, alle 02.30 è sbucata finalmente la testolina di nostra figlia avvolta nel cordone ombelicale, snodata è uscita in un baleno. Gli ho tagliato il cordone ombelicale e me l’hanno consegnata dopo averla avvolta in un lenzuolo. L’ho guardata e in quel preciso istante l’ho chiamata Greta.

Dissolti i rancori, in sala parto volano baci e abbracci.

Alle ore 10.00 di domenica lascio l’ospedale e ritorno a casa per qualche ora di sonno.
Dopo 10 minuti squilla il telefono:
pronto? Signor Q?
Si, chi è?
Buongiorno signor Q, e l’ufficio amministrativo dell’ospedale dove stanotte è nata sua figlia..
Sì, c’ero anch’io..
La chiamavo per chiederle.. per caso ce l’ha lei il telecomando del condizionatore della sala parto?
Emm…ve lo porto subito!

E le rane? Tranquilli, le ho liberate in uno stagno del parco e i calzari gli ho messi nel cassetto dei ricordi.

 




permalink | inviato da il 4/4/2006 alle 19:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (28) | Versione per la stampa
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