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Semplicemente... una faccia da Q


storie assurde


19 aprile 2006

Andiamo al mare?

Quando la famiglia Q decide di muoversi è come se si spostasse un “carico speciale” con tanto di
macchine segnalatrici in testa coda e fine coda. Avete presenti quei carichi speciali che ogni tanto
incontrate in autostrada tipo che trasportano che ne so “missili nucleari” o “Ferry Boat” completi di
scialuppe di salvataggio e turisti tedeschi già sul ponte pronti a salutarti al tuo sorpasso-passaggio.
Ecco, io li ho sempre odiati quei carichi lì e non ho mai capito quelle auto stracariche di roba
e di persone che nei periodi di vacanza s’ incontravano sulle strade, mentre il sottoscritto
con i capelli al vento e la bambola di turno di fianco si godeva il coefficiente di penetrazione
che il mio mezzo lineare e filante garantiva penetrando nel vento nel più assoluto silenzio e comodità
che solo gli ingegneri delle migliori fabbriche d’automobili potevano mettere al mio servizio solo
ed esclusivamente dopo avere firmato ingannevoli e lunghi contratti di leasing e riscatti vari.
Appunto, quando incrociavo “ le famiglie cargo” tutte le volte nasceva in me la stessa domanda: “Ma dove cazzo vanno quelli lì?”
e quando li affiancavo e osservavo il conducente e lo trovavo stanco e sofferente con lo sguardo
fisso sulla strada, e si capiva lontano un chilometro che si vergognava come un ladro di guidare
quell’ammasso di roba accatastata e appoggiata su una parvenza di gomma circolare. Sì perché la carrozzeria
era completamente occultata da materiale d’ogni genere compresi materassi a due piazze,
una volta mi è sembrato di riconoscere anche un frigo legato con corde di tapparella.
Dietro all’omino conducente, immancabilmente sbucavano sempre, frementi braccini basculanti
con attaccate delle manine che ti salutavano o al peggio ti potevano fare delle corna, ma erano talmente
piccole quelle manine che non risultavano essere offensive.
Ogni modo rispondevo solo con un ampio repertorio di linguacce.

Da circa tre anni “l’omino” lo conosco bene.
Io… sono sempre stato un centauro convinto e praticante.
 Che addirittura preso da una crisi esistenziale optai solo per auto sportive e a cielo aperto e
con bagagliai che ci si poteva trasportare comodamente solo una 24 ore. Lo stretto necessario, insomma.

Adesso la musica è cambiata.

L’auto è una familiare, grossa e talmente lunga che quando faccio le curve perdo l’orientamento.
Utilizzo un navigatore satellitare solo per muovermi all’interno dell’abitacolo.
Stavo pensando anche di installare un interfono tra i sedili davanti e quelli dietro.
Nonostante l’auto sia voluminosa lo spazio non basta mai. Si calcola una valigia a testa più borse varie, passeggini, tricicli, biciclettine, seggioloni e qualche tonnellata di giocattoli vari e sparsi per tutta la macchina. Immaginatemi.
Tanto, accade sempre, le cose importanti si dimenticano sempre, per esempio la mia valigia con quei quattro stracci che tengo.
( questa sfiga capitava anche quand’ero bambino ed il carico del mezzo era di competenza di mio padre. In pratica i miei quattro stracci non sono mai stati in vacanza)
 Per preparare il “cargo” mi serve un tempo che varia dalle 4 alle 6 ore. Poi devo farmi una doccia.
Poi ci vuole un’altra mezzora di convincimento per legare Greta al seggiolino.
Sembra facile, ma in realtà si tratta di una vera impresa. S’inizia con una seria trattativa diplomatica per poi farla sfociare come al solito con una serie di minacce da ambo le parti.
Alla fine la spunto con la minaccia di lasciarla a casa dai nonni.

Finalmente si parte.

Dopo una decina di km ci affianca la polizia stradale e ci segnala di accostare..

Buona sera, patente e libretto
Sera, ecco tenga
Andate in vacanza?
Si un paio di giorni al mare ( dopo che ho detto questo l’agente rideva sotto i baffi)
Dove andate in Liguria?
Si, senta qualcosa che non va?
Ha per caso il regolatore dei fari ?
Si
Bene allora li deve abbassare che da noia agli aerei di linea. Non le sembra di essere un po’ troppo carico?




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4 marzo 2006

Sonno

Apro gli occhi e non si aprono. Cerco di sforzarli. Mi aiuto con le dita, niente non si aprono.
Cerco di vedere attraverso le palpebre, buio. Cerco di immaginare cosa potrei vedere, buio.
Urlo, buio. Cambio senso e ascolto, silenzio e buio.
Dirigo le mani sulle orecchie, vuoto, silenzio e buio.
Apro la bocca , chiusa, vuoto, silenzio e buio.
Un profumo mi avvolge, mi rilasso, allungo le gambe e ascolto il buio.




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4 marzo 2006

Ossessioni

Sono coricato in un tubo di materia vegetale. Devo restare immobile per la ri-generazione quantistica del mio corpo. Ogni 10 anni devo farlo.




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14 febbraio 2006

Impicci da bar


Se chiedevi una birra scura, ti arrivava una chiara. Se la chiedevi in bottiglia, ti arrivava alla spina.
Se chiedevi vino rosso, avevi vino bianco. Se chiedevi il caffè, arrivava il tè.
 Avevo provato chiedere un vino rosso quando volevo un bianco, mi è arrivato un vino rosso.
C’era solo un modo per superare il problema. Cambiare bar o uccidere la cameriera.




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