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Q
Semplicemente... una faccia da Q


Diario


21 dicembre 2006

Minchia però!

Venga avanti signor Q!
Erano tutti lì, in fila per due accomodati sulle loro poltrone comodose in simil orticaria. Un tavolo enorme a ferro di caciotta, in finta plastica resinata leggermente antichizzata ma in realtà vera radica estirpata chissà da dove, mi separava dai loro aliti fetenti. Facce senza occhi mi puntavano inferociti, come chiodi di garofano conficcati in una arancia.
Prego sig. Q, si segga!
Ecco ci siamo. Ordine preciso e alquanto arcaico, forse è meglio non contraddirli. Deambulo verso l’unica sedia davanti a me. Inciampo e abbozzo un sorriso, ma nelle loro facce senza occhi, leggo solo irritazione. Intuisco che qui l’ironia non è di casa. Mi siedo eretto sulla spina dorsale come sollevato su un cuscinetto d’aria. Ho la gola secca ed i crampi nello stomaco, una leggera nausea mi sale dal profondo. Sento la necessità di scaricare una scorreggia, ma non sono mica sicuro sia una di quelle silenziose, me la stringo nelle chiappe. Lo sfintere per il momento fa il suo sporco lavoro di custode dell’interno. Mah per quanto? Un’emicrania a grappolo mi arriva decisa nella zucca come una cannonata sparata dall’enterprise. Mi tremano le estremità come nacchere impazzite. Un leggero formicolio mi arriva sulle palpebre. Cazzo, però mica mi sento tanto bene.
Ascolti bene sig. Q, l’abbiamo convocata qui, dinnanzi a noi, per sapere: Lei, quante persone può garantire al suo funerale?
Lo sapevo. Il custode dell’interno è fuggito. Mi ha abbandonato, scaricato come un cucciolo di cane sull’autostrada. Vile e ingrato! Anni d’amicizia andata in fumo. E che fumo se non fummo. Ah questa servitù. Lo immagino gia sull’uscio di un culo di qualcun altro. Venduto. Intanto ah! N’ero certo che non passava inosservata. Uscita come Bèbè Donge e la sua antica verità. Assassina! Però, almeno questa è bella, morbida quanto un dipinto di Courbet. Secca e plastica come i disegni di Egon Schiller. Che sia l’ultima che respiro? O santiddio, che abbia lasciato traccia sulla tela immacolata della mutanda? Una firma, un ricordo, un pensiero, una vergogna? E che vuoi che sia per l’amor di Dio una sgommata? Gioco a dardi: triplo venti e doppio venti occhio di lince che vale cinquanta. Magia del braccio morbido. Ma quale braccio? Il braccio della morte o l’abbraccio della moglie? Porco Boia non doveva farlo! Io solo decido della morte mia, marrani sfruttatori delle vite altrui, puttane sazie d’esistenza marcia; vi nutrite fin dal primo innocente respiro. Vergogna! Non vi basta? Ingordi teste di cazzo! Telefono? Certo che gli telefono! Accidenti a loro, a quei quattro neuroni pagani che ho nella testa, che passano il tempo a parlar latino e a frignare come bambini, e mai una volta si ricordano di suggerirmi il numero. Ricordo che era verde ma quale tonalità? Verde oliva come le casacche della pace o quelle altre? Missili balistici, tric e trac, sputa fuochi, circensi da strapazzo abbigliati a Re. Pagliacci inutili senza denti, spostatevi! Fate largo che passo io; il regno del buio e del riposo mi chiama. Oggi il festeggiato sono io. Ricordatemi anche domani, e poi dopo e ancora per sempre portatemi..........

FanQulo.




permalink | inviato da il 21/12/2006 alle 11:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa
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